Le Bandiere della Pace degli anni cinquanta

Nell’immediato dopoguerra si apre una grande stagione di rivendicazioni per il miglioramento delle condizioni di vita nelle campagne. A queste si legano, a partire dalla firma del Patto Atlantico, nel 1949, e con l’inizio della guerra in Corea,  nel 1950, le battaglie per la pace e contro il riarmo, con la richiesta al governo italiano di orientare gli investimenti verso la ricostruzione e la creazione di lavoro e non per alimentare la guerra fredda e la minaccia di un nuovo conflitto. Si costituiscono i “Partigiani della pace”, con un richiamo esplicito ai partigiani della Resistenza.

L’Unione Donne Italiane è tra le organizzazioni che più attivamente aderiscono al movimento per la pace e l’Udi senese inaugura una prassi politica originale. Oltre alle petizioni, le raccolte di firme, l’invio di aiuti a sostegno dei popoli colpiti dalla guerra, lancia la campagna delle bandiere: centinaia di donne dei circoli Udi ricamano il proprio nome su pezzi di stoffa poi cuciti insieme a formare bandiere multicolori. Le bandiere vengono esibite nelle manifestazioni e nei cortei e issate in cima al pagliaio durante la trebbiatura, nel giorno più importante del ciclo agrario, quello in cui si raccoglie il frutto del lavoro di un anno, cooperando con le famiglie vicine, e in cui il prodotto viene diviso con il padrone. Le bandiere, simbolo di una rivolta pacifica quanto inedita, non sono tollerate dalla proprietà agraria né dalle autorità. La prefettura arriva a vietarle, polizia e carabinieri intervengono per rimuoverle, scatenando proteste e scioperi da parte dei mezzadri. La guerra delle bandiere diventa una forma originale di disobbedienza e di irrisione del potere, ma è  anche  la testimonianza visiva e materiale di un protagonismo femminile nelle lotte per la pace degli anni cinquanta di cui si era persa la memoria.

Recuperarla è stato  il nostro intento, a partire dalle due  bandiere conservate nel nostro archivio  che, portate da noi nelle manifestazioni del 25 aprile o per la pace, negli incontri con gli studenti nelle scuole,  hanno sempre suscitato interesse e curiosità  perchè nessuno ne conosceva la storia.

Recuperare la memoria e dare finalmente un riconoscimento a queste tante donne e ragazze che magari non hanno mai preso la parola in un comizio o in una manifestazione , ma mettevano il proprio nome (e quindi la faccia facilmente individuabile nei piccoli centri o fattorie)  in una impresa collettiva.

Aggiungevano valore alla lotta delle famiglie mezzadre e aggiungevano valore alla richiesta di pace  come condizione base per la conquista di diritti che fossero anche per loro, per le donne.

Da questa nostra convinzione è nato  prima il documentario e poi  una ricerca testarda in tutta la provincia che ha fatto riscoprire le bandiere , le ha fatte uscire da scatole polverose e armadi .

Purtroppo  delle donne che le hanno ricamate sono poche quelle ancora in vita, ma di tutte ci rimangono i loro nomi, nomi antichi alcuni , nomi di bisnonne.

I  saggi presenti nel  catalogo della prima mostra, allestita a Siena nel mese di Aprile 2025, inquadrano le  bandiere nel loro  momento storico: gli anni cinquanta del Novecento, la nascita della Nato, la paura della proliferazione nucleare  e di una nuova guerra, le lotte mezzadrili, il protagonismo dell’ UDI nella lotta per la pace  a livello locale, nazionale e internazionale.

La mostra continua girare fra vari comuni della nostra provincia; dopo Siena è stata allestita a Poggibonsi, Torrenieri e Castelnuovo Berardenga. Così è stato per  il documentario che, dopo la prima proiezione a Siena l’8 Marzo 2023, è stato proiettato a Chiusi, Castelnuovo Berardenga, Rapolano, S. Gimignano, Torrenieri, Pistoia, Sinalunga, Sovicille, Genova, Firenze.

Speriamo che in futuro possano  “fiorire” altre bandiere perchè le venti da noi ritrovate sono una minima parte di quelle che furono realizzate. Per  rendere l’idea di quante ne possono essere state ricamate e cucite basta dire che la bandiera conservata dal circolo  ANPI di Rapolano Terme ha un nastrino che indica la sua provenienza, Montalcino, ma anche che è stata realizzata dal gruppo n. 10, quindi almeno altre nove a Montalcino c’erano. Inoltre dagli appunti di Ilia Bocci, presidente dell’ UDI senese in quegli anni, sappiamo che nel 1951, nel comune di Sovicille ne erano state realizzate 10, con il contributo di 270 ragazze.

Un protagonismo e una partecipazione che può anche apparire ingenua, ma che era il simbolo di una forte convinzione politica e della capacità di darsi obiettivi comuni che crediamo sarebbe necessario ritrovare.